Hotel a Villa Borghese Roma
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Hotel San Remo a Roma 3 stelle
Prenota subito: sconto del 5% riservato agli utenti di RomaOnLine.net! Hotel nel centro della città, nelle immediate vicinanze della Stazione Termini.
Segnalati dalla redazione
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Hotel Farnesina nei pressi di Villa Borghese
Hotel, immerso nel cuore della città di Roma e di pregiate rifiniture, offre a tutti i propri visitatori un ambiente accogliente.
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Sofitel Roma Hotel a Villa Borghesee
L'hotel Sofitel Roma ha una collocazione eccellente : è situato nel cuore di Roma, ad appena 50 metri da Via Veneto, a 300 metri da Piazza di Spagna ed affacciato sui Giardini di Villa Borghese.
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Hotel Eliseo a Villa Borghese
L'Hotel Eliseo sorge in ottima posizione in Via di Porta Pinciana, in cima alla celebre Via Veneto, da cui si gode delle vista meravigliosa su villa Borghese, una delle ville più belle di Roma.
Hotel a Villa Borghese, la foresta di Roma
Poco dopo l'avvento al trono di papa Paolo V (1605-1621), il cardinale
Scipione Borghese iniziò ad acquisire quei terreni che di
li a poco prenderanno la forma e le sembianze dell'odierna Villa
Borghese. Questo spazio fu in tutto e per tutto una sua creazione,
il primo dei grandi parchi seicenteschi delle ville romane, ispirato probabilmente
alla Villa di Adriano a Tivoli.
La parte più considerevole della villa era costituita da compositi giardini
stilizzati, boschi recintati da siepi, lungo i quali trame di sentieri e di viali
si diramavano, decorati da statue e fontane, tutto intorno al Casino e
ad altri numerosi fabbricati.
Ma i giardini del parco non assunsero mai quell'aspetto di ordinato giardino
rinascimentale, a causa della totale mancanza di un piano simmetrico generale.
Si andava facendo strada piuttosto l'idea di un concetto barocco di giardino,
di un disegno stilizzato fuso con la natura selvaggia. A partire dal 1700 assumerà sempre
più l'aspetto di un paesaggio naturale "artificiale".
Il parco era ornato anche da lussureggianti giardini floreali: aiuole di tulipano,
rose olandesi, i giardini "segreti" nei quali si coltivavano piante
rare, garofani e fragole selvatiche.
Il cardinale Scipione prestò molta cura anche nella costruzione
dei numerosi fabbricati, ispirandosi alle ville della Roma classica,
come avvenne per il Casino, ideato per contenere la nutrita collezione di sculture
antiche.
Diversamente da quanto accadeva all'epoca della Roma antica, la villa non
fu pensata come stabile dimora, piuttosto come luogo ameno nel quale trascorrere
più o meno lunghi periodi di villeggiatura e di riposo.
La villa e la collezione Borghese seguirono le sorti del cardinale,
continuando ad espandersi e ad abbellirsi durante la sua vita, per essere in
seguito abbandonata e quasi dimenticata dopo la sua morte. Il disinteresse durò almeno
fino alla metà del Settecento, quando Marcantonio
Borghese affidò ad architetti e numerosi artisti l'incarico
di restaurare il Casino, riempiendolo nuovamente di sculture. E'in questo
periodo che assunse l'aspetto che possiamo ammirare ancora oggi.
Alla ristrutturazione seguì un nuovo periodo di scarsa attenzione, anzi,
si ebbe una vera e propria spoliazione dei beni della collezione, ceduta quasi
interamente a Napoleone Bonaparte dal marito di Paolina
Borghese, il principe Camillo. Quasi duecento tra le
più belle sculture possedute dalla famiglia Borghese furono vendute fra
il 1801 e il 1809 per finire al Museo del Louvre, in cambio
di un appezzamento di terreno in Piemonte.
La collezione venne ripristinata da un altro membro della famiglia, Francesco
Borghese, il quale si impegnò a fondo colmando i vuoti artistici
e trasferendo quadri e statue presso il Casino nel 1891. Dieci anni più tardi
l'intera villa e tutto il suo contenuto venne acquistato dallo Stato
Italiano
GALLERIA BORGHESE E I CAPOLAVORI DI ROMA
Dopo i Musei Vaticani quella contenuta nella Casina di Villa
Borghese è certamente la collezione artistica più nota
di Roma, i cui straordinari tesori comprendono opere che
spaziano da Raffaello a Tiziano, da Correggio a Caravaggio,
senza dimenticare le sculture del Bernini e la sua opera
più celebre, la splendida Paolina Bonaparte.
Molte delle opere risalgono ancora all'epoca del cardinale Scipione
Borghese, il quale aveva un indubbio gusto artistico che gli consentiva
di non limitarsi ad acquistare le opere più celebrate. Con grande perspicacia
si accaparrò numerosi capolavori rifiutati dai committenti, come avvenne
per alcuni dipinti del Caravaggio, e riconobbe il talento
dell'ancora giovane Gian Lorenzo Bernini.
Oltre al ritratto scultoreo di Paolina Bonaparte, capolavoro
classico del Canova, rappresentata nelle sembianze della Venere
Vincitrice, di grande interesse sono anche gli altri capolavori del
Bernini.
Il "Davide" fu scolpito espressamente su commissione
del cardinale Borghese negli anni 1623-1624. Si tratta di un capolavoro di
straordinaria importanza per la storia dell'arte. Testimonia la comparsa
di un nuovo modo di trattare la materia, una rivoluzione di vigore e movimento
emanata da una fra le prime statue del barocco, segno di un movimento che di
li a breve avrebbe contagiato l'Europa intera.
Di un anno posteriore è l'"Apollo e Dafne",
altro mirabile esempio di dinamismo e leggerezza sprigionati dal mirabile soggetto
ispirato alla mitologia delle Metamorfosi di Ovidio,
così come "Il ratto di Proserpina", opera
scolpita nel 1621-1622, nella quale è raffigurato Plutone,
re degli inferi, nell'atto di rapire Proserpina, figlia
di Cerere.
Fra le opere maggiormente rappresentative della raccolta Borghese vi sono tre
dipinti di Raffaello: una "Deposizione", firmata
dall'autore e datata 1507, il "Ritratto d'Uomo",
un tempo attribuito ad Holbein, ma confermato autentico da
successivi restauri, e il "Ritratto di donna con Liocorno".
Appartiene al Botticelli la "Madonna col Bambino",
mentre la meravigliosa "Crocifissione" è del Pinturicchio.
Episodio piuttosto singolare, ma che rivela tutta l'ostinazione e la pervicacia con cui il cardinale Scipione si dedicasse all'allestimento della sua collezione, è quello che riguarda un altro capolavoro visibile nella Galleria, la "Caccia di Diana", opera del Domenichino datata 1617. Il potente cardinale si innamorò a tal punto dell'opera da volerla a tutti i costi. Non tollerando i ripetuti rifiuti dell'autore, fece prelevare con la forza il dipinto dallo studio dell'artista, che a causa dell'accaduto fu costretto perfino a passare alcuni giorni in catene.
Uno degli esempi della lungimiranza del cardinale è invece quello
riferito alle vicende della "Madonna dei Palafrenieri" del Caravaggio,
un'opera caratterizzata da un violento realismo, considerato eccessivo
dai canonici di San Pietro, i quali impedirono alla Confraternita
dei Palafrenieri, committenti del dipinto, di esporlo.
Fra le altre opere del Caravaggio spiccano due tele giovanili dell'autore,
il "Giovinetto con canestro" e il quadro noto
con il nome di "Bacchino malato", autoritratto
dell'artista nel periodo in cui era affetto da malaria.
Di ben altro spessore e potenza è il "Davide con la testa
di Golia", altro autoritratto di Caravaggio raffigurato nella
testa mozzata di Golia.
Altre opere di grande rilievo sono
la "Deposizione" di Rubens,
la "Danae" del Correggio, il "Ritratto
d'uomo" di Antonello da Messina, fino
a giungere a quello che è forse il dipinto più prezioso dell'intera
collezione, l'"Amore Sacro e l'Amore profano",
capolavoro del Tiziano. E'un'opera del 1512 commissionata
dalla famiglia Aurelia, il cui stemma campeggia sul sarcofago
che serve da fontana. Oscura nel significato, l'interpretazione del quadro
si è prestata a varie allegorie: secondo alcuni raffigura la primavera,
secondo altri ritrarrebbe una scena descritta in un libro poco noto scritto
da Francesco Colonna. In ogni caso si tratta di un dipinto
di forte impatto, dal vivace cromatismo e impreziosito da un'atmosfera
al tempo stesso calda e luminosa che lo rendono davvero un dipinto unico nel
suo genere.
A chiudere l'elenco delle opere di fronte alle quali è necessaria
una sosta, citiamo altri tre capolavori del Tiziano, il "San
Domenico", "Venere che benda Amore" e
il "Cristo Flagellato".